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…ma io non ci sto più e i pazzi siete voi…

Archive for Aprile 2008

Disperso

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www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=10&IDalbum=9365&tipo=FOTOGALLERY#

Nulla contro “i preti” (detto con lo stesso tono di chi dice “nulla contro i gay, ma…”), nulla contro le iniziative strampalate e soprattutto niente conclusioni affrettate. Ma questo mi sa si prende il Darwin Awards.

Written by Alberto

Mercoledì 30 Aprile 2008 alle 2146'UTC+2

Please wait…

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La doccia al buio. A parte “momenti difficili”, come afferrare il bagnoschiuma, girare il miscelatore (l’acqua calda ha dato forfait per qualche interminabile manciata di secondi), nei quali la luce dell’orologio è stata un ancora di salvezza, è un’esperienza da provare. Per provare quanto sia accessoria la vista in certe situazioni.

E poi, volete mettere il relax?

Ma non è di docce al buio che voglio parlare. E’ di velocità nel ragionamento.

Idee geniali non mi mancano, ma è possibile mi venga tutto in mente più tardi rispetto al momento del bisogno?

E’ il motivo per cui spesso non riesco a fare discorsi decenti. Ma come ho già straripetuto, niente lagne. Cronache, piuttosto.

14.30 circa, aula dell’Off. Aer. -tutta a vetri- …le verifiche di aerotecnica appoggiate sulla cattedra, mentre il prof è fuori a parlare. Nel giro di pochi istanti scatta l’intesa e già qualcuno oscura la visuale prof-classe alzando delle foto. Accompagnato da una folta schiera di spettatori (in preda alle risate), qualcun altro pesca un foglio dalla risma. Lo piega… ecco, non sono l’unico a ragionare bene solo nel lungo periodo.

Spero di avere dei lettori dotati di una certa intelligenza, quella che basta per capire che un compito futuro rubato non si piega, semmai si ricopia e si riconsegna intonso ai suoi compari freschi di fotocopiatrice.

Crisi: magari li ha contati. Intrepidi partono a razzo verso la stamperia, col rischio di farsi sorprendere. Eccoli, sono già partiti e s’illumina la lampadina: un foglio bianco. Avesse anche contato i fogli, non si sarà sicuro dannato a guardarli uno per uno. La fotocopiatrice poi, non è certo una macchina perfetta… idea criminale senza macchia. Ma è tardi… “adesso ti viene in mente, dirlo prima no?”

Niente suspense, la vicenda si conclude con un lieto fine. Per la classe. Un po’ meno per la mia testa…

Written by Alberto

Mercoledì 30 Aprile 2008 alle 2104'UTC+2

What’s the time?

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Credo non faccia piacere a nessuno sentire sfoghi e lagne altrui. A meno che in qualche modo non li riguardino, i lettori fuggono. Come il sottoscritto: di problemi ne ho già di miei, figuriamoci leggere quelli degli altri.

No. Detto così vomita indifferenza da ogni parola.

Riformulo. Scritti che nella propria testa trovano appigli, sono delle travi per aria per gli altri.

E’ per questo che, per quanto mi sforzassi nel rendere appetibili i contenuti, negli altri blog non si leggevano altro che sfoghi. Bel modo per scaricare le energie, le alternative credo coinvolgano mezzi movimento terra, motoseghe, esplosivo, forza bruta, mutual assured destruction… meglio due righe no?

Piccolo escursus umoristico: l’esagerazione. Magari catastrofistica. Indemolibile baluardo di risibilità, fa presa dal pranzo al bar fino a momenti in cui è pura ironia.

Catastrofismo. Lo conoscete il Doomsday Clock, ovvero l’orologio dell’apocalisse? Sapete quanto segna al momento? Secondo voi Dickinson cantava “2 minutes to midnight” tanto per dire l’ora?

Fatevi una cultura in tal senso: wiki it , wiki en e qualcosina dalla fonte.

Paranoie, no? Nucleare, cambiamenti climatici, biosecurity.

Problemi più grandi del sottoscritto. Senza scadere nell’indifferenza della gaffe con la quale esordivo con questo post, ma in questo ambito informarsi basta e avanza. Fossi veramente paranoico manderei a quel paese le persone con le quali parlo di conservazione storica e il bunker diverrebbe il mio loft.

Mi chiamano a cena, credo comunque di avervi dato già abbastanza elementi per commentare. Altrimenti… potrei impegnarmi per mandare avanti le lancette.

saluti sarcastici,

A.

Written by Alberto

Lunedì 28 Aprile 2008 alle 2021'UTC+2

A lume di candela

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Mi (o meglio, Vi) risparmio cronache del pomeriggio. Il risultato di 50 candele (le ultime prima dell’illuminazione elettrica).

illuminazione a candele, 24 aprile 2008

D., sfiga ha voluto che le foto con te fossero fuori fuoco (si sarà spaventata la macchina? …è rimasta impressionata XD)

Written by Alberto

Venerdì 25 Aprile 2008 alle 1612'UTC+2

c.v.d.

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Chiamiamola privacy, anzi, riservatezza. E’ il motivo per cui non pubblico il log di conversazione.

Per qualcuno se non si esce è colpa mia, perchè faccio l’associale, perchè ho un atteggiamento arrendevole, perchè “solo ti te son diverso” (questa per qualche frazione di secondo l’ho fraintesa).

Dimostrargli che se non si esce è perchè alla domanda “dove?” la risposta è “boh”, perchè non mi va di buttare via soldi al cinema con film stupidi “perchè non c’è altro”, perchè per lui il significato della parola uscire è tutto un programma (credo la consideri sinonimo di “cenare”).

Quel qualcuno deve sbattere davanti all’evidenza. “Stasera decidi tu”

Grado. Il ventiquattro aprile.

15km sulla SP Grado-Monfalcone DESERTA. Non ricordo di averla vista così vuota nemmeno per andare a cappe alle sei di mattina. Semplice: l’ho sempre vista d’estate, piena stagione balneare.

Apro la colonna mobile, con i fari a due posizioni -abbagliante e molto abbagliante- del mio Burgman. Per buona parte della strada non si vede altro che asfalto. Mi distraggo facendo lo spelling nato delle targhe incrociate, gorgheggi vari e infine, riscaldato abbastanza, mi metto addirittura a cantare. Giusto in tempo per entrare a Grado.

Onda verde giallo lampeggiante. Non c’è anima viva, parcheggiamo sotto l’Astoria, praticamente adiacenti al Viale. Vuoto.

Qualche gruppetto di persone, qualche bar aperto, più di una coppietta. Grado in questo periodo è da coppiette, basta. Ma sempre quel qualcuno non vuole capire, anzi si lamenta della mia incoerenza. Secondo lui mi sono lamentato di luoghi troppo affollati…

Gelato, passeggiata sul lungomare, rassegna di cazzate: perlomeno in quella totale desolazione si riesce a parlare. Intanto Dissegna si avventura da solo lungo un pontile. Ritorna raccontando di essere praticamente inciampato in due tizi. Furbo lui, a camminare nel posto più appartato. Ripeto, Grado adesso è da coppiette e basta. Forse anche per fotografi, senza tutto quel marasma di gente. Di certo non per “uscire” tra amici.

Torniamo alle moto nel vuoto sociale più assoluto, ci aspetta un’altra ventina di km fino a casa. Targhe e canto.

Tanto non mi illudo. Inutile dimostrazione.

Written by Alberto

Venerdì 25 Aprile 2008 alle 1535'UTC+2

Sogni d’oro

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Dovevo farmi una doccia. Me ne sono dimenticato.

Dovevo lavarmi la faccia. Me ne sono dimenticato.

Dovevo lavarmi i denti. Me ne sono dimenticato.

Dovevo scrivere un post sul blog. Me ne sono dimenticato, così ho riacceso il computer.

Adesso buonanotte.

Written by Alberto

Mercoledì 23 Aprile 2008 alle 2323'UTC+2

Pugni allo stomaco

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Scadrei nell’ovvietà a dire che la vita non nè avida.

Poche ore, qualche giorno, una telefonata, un pezzo di carta, un email… o magari anni? Parlo di anni: un diretto che non finisce più. Altro che “da un momento all’altro”: parlo della maggiorparte della mia vita.

Non confondetelo coi peggiori avvenimenti vi possano venire in mente, di quelli l’azione finisce e continua il tempo, no? Present perfect simple. Ricordi, o li superi o torni a sentirne le fitte. Non è il mio caso: sono da present perfect continuous.

Tempi della lingua d’albione a parte, tutto presente e in seconda persona. Come piace a me.

Partiamo dal principio, sei ingenuo e la vedi come la più naturale delle cose. Hai una “mente aperta” in tutti i campi, quando viene il tempo di cercare delle giustificazioni, la usi per giustificare anche questo. E’ sempre stato così, non gli dai nemmeno un nome.

Passano gli anni, entri in quelli caratterizzati da tempeste di ormoni e sinapsi, con la stessa spontaneità di prima ti costruisci tutti quelli che saranno i dubbi per gli anni a venire. Ciò di cui parlavamo prima passa dall’uscirti completamente di testa al diventare una questione centrale. Complice l’incoscienza passi con la stessa velocità dalla totale pubblicità al ridurre tutto a uno scherzo. E’ un periodo in cui non fai mai il serio, perlomeno in facciata, quindi ti riesce facile.

Arriviamo a un periodo di vuoto, un buco. L’argomento quasi non esiste, c’è addirittura qualche avvenimento che sembrebbe ribaltare tutto. Poi torna in voga. Oscilliamo da “inesistenza” a “questione marginale”… è proprio quando credi di poterlo rieleggere a “più naturale delle cose” che cominci a capire di stare sbagliando. Il pugno allo stomaco è sempre lo stesso, coi suoi tempi dilatatissimi.

Capisci che la testa da sola comincia a stargli stretta. Capisci che non puoi costruirti una vita sociale sulla finzione. L’armadio diventa ogni giorno più stretto, non fai che peggiorare le cose con nuovi interessi: cominci ad essere sempre più aggiornato sull’attualità, sulla situazione politica,… Cominci a lurkare forum, blog, capisci che lì fuori c’è un mondo vero e persone vere. Capisci che a continuare a costruirti la tua struttura sociale su finzione e menzogna non ne guadagni che in sofferenze per uscire. Uscire.

E qui comincia il calvario. L’affondo del diretto allo stomaco. Metti in discussione le tue certezze, “esci” con te stesso, cominci ad essere veramente felice con te stesso. Ma arrivano continui segnali a dirti che non sei uscito col mondo esterno.

L’esordio è condito da tremori e tachicardia sinusale davanti alla tastiera. E’ accompagnato dalla più grande marea di pensieri ti abbia mai travolto. Termina un pugno allo stomaco, comprensibile che manchi il fiato.

Neppure il tempo di criticare il primo, che arriva il momento del “live”. Chiaccherata interminabile, ma ripeto: non sono qui per far cronache. Altrimenti parlerei del terzo, frettoloso, forzato e, non me ne voglia il destinatario, quasi insignificante.

Incastri pentimenti per il primo (certamente forzato, e con il rimorso di non aver visto la reazione dell’interlocutore) con previsioni per i prossimi. Ma sai che è ancora poco. Sarà così fino al termine del più grande pugno allo stomaco. Quello che si fa sentire quando capisci che non se l’aspetterebbero mai. Lì si che mancherà il fiato.

Written by Alberto

Martedì 15 Aprile 2008 alle 2137'UTC+2

Pubblicato in CO, post egocentrici, post ermetici

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Conoscenza a n-lati, ma c’è tempo?

con 3 commenti

Ho la sensazione di buttare troppa carne sul fuoco: tre argomenti pronti. Ma fra poco farò girare il link e voglio ci sia un po’ di sostanza per i primi lettori. Righe da leggere, spunti per discussioni, tutto fuorchè la statica decadenza dei blog passati.

Ho appena finito di studiare -male e frettolosamente- matematica, trovando il tempo e la voglia di fare qualche esercizio. Il tempo per darsi del coglione non basta mai. Perdo tempo, riesco a passare un fine settimana piovoso davanti al computer pur non avendone voglia. Le dinamiche sono sempre le stesse, analizzarle forse è un modo per evitare di caderci per l’ennesima voglia.

Mi siedo qua davanti, comincio a vagare tra i segnalibri, senza meta. Poi mi incuriosisco su qualche argomento, magari è una sfilza interminabile di articoli su Wikipedia, piuttosto che un topic da 62 pagine. Sempre senza meta… col risultato di accrescere una conoscenza tanto poliedrica quanto generica e superficiale. Di questa ne parliamo dopo.

“Fare prima”. L’unica soluzione: studiare prima, uscire prima… facile no? Se il problema fossero le letture interminabili davanti al monitor si. Ma anche con la macchina infernale spenta sarei capace di distrarmi con un libro che in altri momenti non avrei mai letto, con qualche rivista che altrimenti sarebbe rimasta in bagno, col testo di un’altra materia che avrei studiato chissà quando… oppure guardando fuori dalla finestra, scrivendo qualcosa su un foglio… o, peggio, pensando.

Tutto pur di poter perdere tempo. Faccio fatica a tenermi a bada, a non mettermi a rimandare impegni per le innumerevoli distrazioni. Quando ci riesco sono contento, so di aver ottenuto del VERO tempo libero, senza ansia, produttivo: riesco a uscire, se resto qua magari mi anticipo con lo studio, porto avanti progetti infiniti (parlerò del “maledetto Scenario” più avanti), faccio ricerche mirate per soddisfare la mia curiosità, chiaccherate produttive su messenger, post decenti su un blog… Istantaneità contro impegno a lungo termine: francamente, è la stessa differenza tra una sega e una relazione seria.

Torniamo alla “conoscenza poliedrica” di prima. Analizziamo anche questa. In quanti argomenti mi sono addentrato, più o meno superficialmente, per soddisfare la mia voglia di conoscenza?

Partiamo dalla facciata: Aeronautica, forse perchè è essa stessa un campo che attinge da molteplici branche di scienza e tecnica. Passiamo ai trasporti in generale, mi sembra di essermi mischiato bene anche col campo ferroviario. Quindi tecnologia in generale, sempre con la testa per aria eccomi a smanettare da praticone con radio e antenne, a scattare foto di luoghi d’interesse. Qua si apre una parentesi artistica, assieme alla lista di ciò che è finito davanti all’obiettivo della mia compatta. Si ripetono aerei, aeroporti, antenne, treni, ferrovie, ponti… ma non c’è un vecchio regio decreto che vieta di fotografare tutto ciò? Vuoi che non diventino miei soggetti anche gli altri luoghi coperti da segreto?

Così inizia la mia avventura nel campo delle fortificazioni. Aggiungiamo quindi un altro elemento d’interesse: storia contemporanea. Con lo strascico di tecnologia, telecomunicazioni, meccanica, costruzioni, fotointerpretazione, speleologia urbana…

Cosa manca? Qualcuno direbbe che davanti a un monitor non me la cavi malaccio, che sia lo stesso con astrazioni, sentimenti e senso critico… e non tocchiamo gli argomenti assortiti incontrati durante la lettura errante di voci su wikipedia, di topic sui forum più disparati e di notizie dei settori più improbabili.

Non mi sembra di essere un guru in nessuno di questi campi. Ci sono alti e bassi, raramente dell’eccellenza, ma mi basta la certezza di poter allargare la mia conoscenza a campi d’interesse sconosciuti fino a qualche istante prima senza grandi difficoltà. Quantità quindi, anche a scapito della qualità.

Non ho citato la musica. Terzo argomento incatenato dei tre di cui pronosticavo all’inizio del post, lo lascio al prossimo intervento. A risentirci su queste pagine,

A.

Written by Alberto

Domenica 13 Aprile 2008 alle 2302'UTC+2

reset

con 4 commenti

Potrei importare tutti i post fatti su blogspot. Quel blog a cui ho cambiato url tre volte, in cui in quasi due anni ho preteso innumerevoli volte di poter cambiare. Non l’ho fatto.

Non è questo il bello della rete? Posso ricominciare da zero nel giro di qualche minuto. La testa è un’altra cosa, in fin dei conti resta quella. Magari la stravolgi nel giro di metà anno, ma non c’è un foro in cui infilare la biro e riportare tutto alle condizioni originarie. Banalità, no? Eppure è così difficile adattarcisi.

Veniamo a me, cambiato sono cambiato. Più contento con me stesso, perchè ho imparato ad essere in disaccordo col mio ego. Prima col mio ego, poi col mondo esterno. Contraddizioni: le stesse che sono fonte di gioia e dubbio in ogni altro campo, siano hobby, sia orientamento per il mio futuro, siano sentimenti.

Ho imparato a non essere egocentrico tanto per, a non essere nonsense tanto per, a non essere maniacale tanto per, a non fare l’ossessivo tanto per. Ho imparato a capire chi sono e ho capito chi sono. Ma non ho imparato perchè lo voglia scrivere. Quindi non l’ho capito.

In ogni istante della mia giornata c’è il pensiero fisso “e questo come lo racconto”. Godo nel raccontare, nel portare alle memorie altrui pezzi della mia, frammenti di vita vissuta, banalità e grandi avvenimenti. Il tutto senza accorgermi che, magari, sto annoiando. Me ne accorgo dopo, semmai il dubbio, spinto da quella gran capacità di empatia che tento di tenere sempre nascosta, dovesse saltare fuori lo fermo. Ci penso dopo. E’ da qua che parte l’infinita ricerca di mezzi, modi e stili per raccontare meglio. Righe su messenger, post su blog o forum, foto dove c’è spazio, video su youtube… cronache simil-epiche, nonsense, tragicomiche… registri gergali, tecnici, finemente umoristici o paurosamente psichedelici. Non c’è mai la certezza dell’abbastanza, mai un freno all’innovazione.

Niente certezze. Le certezze ci sono solo alla fine, e -scusatemi se sembrerà una frase fatta- nella vita reale il lieto fine non esiste. Non è filosofia spicciola, è solo qualche combinazione di sinapsi che una volta tanto non ha prodotto tecnicissime elucubrazioni. Al massimo il lieto fine cercatemelo alla fine della vita: non siamo qui a discorrere di morti contenti, ma durante un termine è soltanto una rinuncia. Perchè le cose non peggiorino, perchè più di così non sono potute peggiorare, perchè è ora di dire basta, perchè purtroppo non si può portare avanti un esperienza. Trovatemi qualcosa che si faccia finire per pura felicità, senza compromessi.

Controbatterete, qualcosa di brutto può finir bene. E vi do ragione, vi ho pur detto che era solo una divagazione di una mente che è fatta per cose razionali e definite. Visto, ho sbagliato e l’ho ammesso. Ora è il vostro turno, sempre che non vi piacciano gli spazi vuoti sotto a un post.

A.

Written by Alberto

Mercoledì 9 Aprile 2008 alle 2028'UTC+2