reset
Potrei importare tutti i post fatti su blogspot. Quel blog a cui ho cambiato url tre volte, in cui in quasi due anni ho preteso innumerevoli volte di poter cambiare. Non l’ho fatto.
Non è questo il bello della rete? Posso ricominciare da zero nel giro di qualche minuto. La testa è un’altra cosa, in fin dei conti resta quella. Magari la stravolgi nel giro di metà anno, ma non c’è un foro in cui infilare la biro e riportare tutto alle condizioni originarie. Banalità, no? Eppure è così difficile adattarcisi.
Veniamo a me, cambiato sono cambiato. Più contento con me stesso, perchè ho imparato ad essere in disaccordo col mio ego. Prima col mio ego, poi col mondo esterno. Contraddizioni: le stesse che sono fonte di gioia e dubbio in ogni altro campo, siano hobby, sia orientamento per il mio futuro, siano sentimenti.
Ho imparato a non essere egocentrico tanto per, a non essere nonsense tanto per, a non essere maniacale tanto per, a non fare l’ossessivo tanto per. Ho imparato a capire chi sono e ho capito chi sono. Ma non ho imparato perchè lo voglia scrivere. Quindi non l’ho capito.
In ogni istante della mia giornata c’è il pensiero fisso “e questo come lo racconto”. Godo nel raccontare, nel portare alle memorie altrui pezzi della mia, frammenti di vita vissuta, banalità e grandi avvenimenti. Il tutto senza accorgermi che, magari, sto annoiando. Me ne accorgo dopo, semmai il dubbio, spinto da quella gran capacità di empatia che tento di tenere sempre nascosta, dovesse saltare fuori lo fermo. Ci penso dopo. E’ da qua che parte l’infinita ricerca di mezzi, modi e stili per raccontare meglio. Righe su messenger, post su blog o forum, foto dove c’è spazio, video su youtube… cronache simil-epiche, nonsense, tragicomiche… registri gergali, tecnici, finemente umoristici o paurosamente psichedelici. Non c’è mai la certezza dell’abbastanza, mai un freno all’innovazione.
Niente certezze. Le certezze ci sono solo alla fine, e -scusatemi se sembrerà una frase fatta- nella vita reale il lieto fine non esiste. Non è filosofia spicciola, è solo qualche combinazione di sinapsi che una volta tanto non ha prodotto tecnicissime elucubrazioni. Al massimo il lieto fine cercatemelo alla fine della vita: non siamo qui a discorrere di morti contenti, ma durante un termine è soltanto una rinuncia. Perchè le cose non peggiorino, perchè più di così non sono potute peggiorare, perchè è ora di dire basta, perchè purtroppo non si può portare avanti un esperienza. Trovatemi qualcosa che si faccia finire per pura felicità, senza compromessi.
Controbatterete, qualcosa di brutto può finir bene. E vi do ragione, vi ho pur detto che era solo una divagazione di una mente che è fatta per cose razionali e definite. Visto, ho sbagliato e l’ho ammesso. Ora è il vostro turno, sempre che non vi piacciano gli spazi vuoti sotto a un post.
A.









non starò a remunerare grandi pensieri filosofici nè scrivero tanto per alla ricerca di qualcuno che stia qua ad ascoltarmi.
perchè mai infilare un tecnico all’iti con mentalità pseudo teorica?apparte gli scherzi..fai bene a pensare al tuo ego..agli stati d’animo e alle difficoltà..lo facciamo tutti.
Ma non per questo devo andarti a rovinare l’esistenza e credere di infastidire per eventuali racconti che credi vaghi e poco interessanti.
Se non ci fosse l’amicizia nel gruppo saresti già un emarginato non ti preoccupare…:)
Al lieto fine ci credo..se lo vogliamo.
disse
Giovedì 10 Aprile 2008 alle 2102'UTC+2
Innanzitutto: parli di gruppo. Bel segno, vuol dire che non c’è solo coesione per convenienza.
Per il lieto fine, ripropongo l’interrogativo. Prendi come esempio un evento felice. Continuato nel tempo. Se per disgrazia, decisione, compromesso,… finisce, lo chiami lieto fine?
Sarà che non mi piacciono i finali. Al cinema preferirei to die of starvation (inglese: brutto segno, spiegherò nel prossimo post perchè) nella sala che sapere che ci sarà un finale.
bertsci
Venerdì 11 Aprile 2008 alle 2140'UTC+2
[...] Devo ripescare un ritaglio del mio primo post: [...]
press DEL « ci penso dopo
Domenica 3 Agosto 2008 alle 044'UTC+2
[...] citare per la seconda volta il mio primo post su questo blog: In ogni istante della mia giornata c’è il pensiero fisso “e questo come lo [...]
Il titolo giusto « ci penso dopo
Giovedì 28 Agosto 2008 alle 2359'UTC+2