Pugni allo stomaco
Scadrei nell’ovvietà a dire che la vita non nè avida.
Poche ore, qualche giorno, una telefonata, un pezzo di carta, un email… o magari anni? Parlo di anni: un diretto che non finisce più. Altro che “da un momento all’altro”: parlo della maggiorparte della mia vita.
Non confondetelo coi peggiori avvenimenti vi possano venire in mente, di quelli l’azione finisce e continua il tempo, no? Present perfect simple. Ricordi, o li superi o torni a sentirne le fitte. Non è il mio caso: sono da present perfect continuous.
Tempi della lingua d’albione a parte, tutto presente e in seconda persona. Come piace a me.
Partiamo dal principio, sei ingenuo e la vedi come la più naturale delle cose. Hai una “mente aperta” in tutti i campi, quando viene il tempo di cercare delle giustificazioni, la usi per giustificare anche questo. E’ sempre stato così, non gli dai nemmeno un nome.
Passano gli anni, entri in quelli caratterizzati da tempeste di ormoni e sinapsi, con la stessa spontaneità di prima ti costruisci tutti quelli che saranno i dubbi per gli anni a venire. Ciò di cui parlavamo prima passa dall’uscirti completamente di testa al diventare una questione centrale. Complice l’incoscienza passi con la stessa velocità dalla totale pubblicità al ridurre tutto a uno scherzo. E’ un periodo in cui non fai mai il serio, perlomeno in facciata, quindi ti riesce facile.
Arriviamo a un periodo di vuoto, un buco. L’argomento quasi non esiste, c’è addirittura qualche avvenimento che sembrebbe ribaltare tutto. Poi torna in voga. Oscilliamo da “inesistenza” a “questione marginale”… è proprio quando credi di poterlo rieleggere a “più naturale delle cose” che cominci a capire di stare sbagliando. Il pugno allo stomaco è sempre lo stesso, coi suoi tempi dilatatissimi.
Capisci che la testa da sola comincia a stargli stretta. Capisci che non puoi costruirti una vita sociale sulla finzione. L’armadio diventa ogni giorno più stretto, non fai che peggiorare le cose con nuovi interessi: cominci ad essere sempre più aggiornato sull’attualità, sulla situazione politica,… Cominci a lurkare forum, blog, capisci che lì fuori c’è un mondo vero e persone vere. Capisci che a continuare a costruirti la tua struttura sociale su finzione e menzogna non ne guadagni che in sofferenze per uscire. Uscire.
E qui comincia il calvario. L’affondo del diretto allo stomaco. Metti in discussione le tue certezze, “esci” con te stesso, cominci ad essere veramente felice con te stesso. Ma arrivano continui segnali a dirti che non sei uscito col mondo esterno.
L’esordio è condito da tremori e tachicardia sinusale davanti alla tastiera. E’ accompagnato dalla più grande marea di pensieri ti abbia mai travolto. Termina un pugno allo stomaco, comprensibile che manchi il fiato.
Neppure il tempo di criticare il primo, che arriva il momento del “live”. Chiaccherata interminabile, ma ripeto: non sono qui per far cronache. Altrimenti parlerei del terzo, frettoloso, forzato e, non me ne voglia il destinatario, quasi insignificante.
Incastri pentimenti per il primo (certamente forzato, e con il rimorso di non aver visto la reazione dell’interlocutore) con previsioni per i prossimi. Ma sai che è ancora poco. Sarà così fino al termine del più grande pugno allo stomaco. Quello che si fa sentire quando capisci che non se l’aspetterebbero mai. Lì si che mancherà il fiato.








