c.v.d.
Chiamiamola privacy, anzi, riservatezza. E’ il motivo per cui non pubblico il log di conversazione.
Per qualcuno se non si esce è colpa mia, perchè faccio l’associale, perchè ho un atteggiamento arrendevole, perchè “solo ti te son diverso” (questa per qualche frazione di secondo l’ho fraintesa).
Dimostrargli che se non si esce è perchè alla domanda “dove?” la risposta è “boh”, perchè non mi va di buttare via soldi al cinema con film stupidi “perchè non c’è altro”, perchè per lui il significato della parola uscire è tutto un programma (credo la consideri sinonimo di “cenare”).
Quel qualcuno deve sbattere davanti all’evidenza. “Stasera decidi tu”
Grado. Il ventiquattro aprile.
15km sulla SP Grado-Monfalcone DESERTA. Non ricordo di averla vista così vuota nemmeno per andare a cappe alle sei di mattina. Semplice: l’ho sempre vista d’estate, piena stagione balneare.
Apro la colonna mobile, con i fari a due posizioni -abbagliante e molto abbagliante- del mio Burgman. Per buona parte della strada non si vede altro che asfalto. Mi distraggo facendo lo spelling nato delle targhe incrociate, gorgheggi vari e infine, riscaldato abbastanza, mi metto addirittura a cantare. Giusto in tempo per entrare a Grado.
Onda verde giallo lampeggiante. Non c’è anima viva, parcheggiamo sotto l’Astoria, praticamente adiacenti al Viale. Vuoto.
Qualche gruppetto di persone, qualche bar aperto, più di una coppietta. Grado in questo periodo è da coppiette, basta. Ma sempre quel qualcuno non vuole capire, anzi si lamenta della mia incoerenza. Secondo lui mi sono lamentato di luoghi troppo affollati…
Gelato, passeggiata sul lungomare, rassegna di cazzate: perlomeno in quella totale desolazione si riesce a parlare. Intanto Dissegna si avventura da solo lungo un pontile. Ritorna raccontando di essere praticamente inciampato in due tizi. Furbo lui, a camminare nel posto più appartato. Ripeto, Grado adesso è da coppiette e basta. Forse anche per fotografi, senza tutto quel marasma di gente. Di certo non per “uscire” tra amici.
Torniamo alle moto nel vuoto sociale più assoluto, ci aspetta un’altra ventina di km fino a casa. Targhe e canto.
Tanto non mi illudo. Inutile dimostrazione.








