via dall’elica
Ho già detto, niente cronache logiche e cronologiche. Partiamo dal fondo, dallo sguardo al Duca d’Aosta col casco sottobraccio, marmo bianco a instancabile guardia del portone. Basta quello per ricordarsi che c’è un “qualcosa” in più. Anche senza agriturismo, piscina, hangar nuovissimo,… il carrello non poggia su tre campi dedicati ad apparecchi invece che a granoturco: poggia -permettetemi la retorica- sulla Storia.
Adesso per ripararmi dallo scivolone retorico potrei mettermi a raccontare per filo e per segno la prima lezione pratica. Neanche ci provo: non troverei le parole. Il sudore di cui grondavo non posso allegarlo a un post. Neppure la soddisfazione di scendere, spingere l’attrezzo che ti ha portato per aria di nuovo al coperto, richiudere quei pesantissimi portelloni che separano l’odore d’erba da quello “d’aereo” e rendersi conto soltanto adesso di quanta -piacevole- stanchezza è stata accumulata.
Ok, non si scappa, è retorica anche questa.
Buonanotte








