Il titolo giusto
Come un lampo, mi sono reso conto che ogni cosa io stia facendo, la faccio con la ferma convinzione di stare sbagliando. Le poche eccezioni si traducono in castastrofici fallimenti.
Tutto. Parlare, camminare, guidare, volare… se ce ne fosse l’occasione anche scopare, scommetto.
Devo citare per la seconda volta il mio primo post su questo blog:
In ogni istante della mia giornata c’è il pensiero fisso “e questo come lo racconto”. Godo nel raccontare, nel portare alle memorie altrui pezzi della mia, frammenti di vita vissuta, banalità e grandi avvenimenti. Il tutto senza accorgermi che, magari, sto annoiando. Me ne accorgo dopo, semmai il dubbio, spinto da quella gran capacità di empatia che tento di tenere sempre nascosta, dovesse saltare fuori lo fermo. Ci penso dopo. E’ da qua che parte l’infinita ricerca di mezzi, modi e stili per raccontare meglio. Righe su messenger, post su blog o forum, foto dove c’è spazio, video su youtube… cronache simil-epiche, nonsense, tragicomiche… registri gergali, tecnici, finemente umoristici o paurosamente psichedelici. Non c’è mai la certezza dell’abbastanza, mai un freno all’innovazione.
Continuo a sbalordirmi per la ricchezza di contenuti in quel post. Dopo di lui non ho fatto che ripetermi, anche adesso. Sbagliare tutto ha come diretta conseguenza il catalogare tutto, per il pessimistico (quindi realista) assioma “ricordo tutti gli sbagli, ignoro quei pochi momenti buoni” -nuovamente mi ripeto, sono convinto di averlo già scritto. Il catalogare tutto giova alla memoria, l’ansia dell’errore giova al risultato (finchè l’ansia da prestazione non manda in vacca tutto), il continuo mettersi in discussione lascia spazio a meno staticità. O, paradossalmente, a più staticità, perchè ci si ferma su un errore solo.
Cose che in fondo sapevo già, ma non fosse stato per quelle 11h47′ per aria, non me ne serei reso conto. Non al punto di farne una trattazione a questo livello.
Durante il lampo citato prima, che sta assumendo una durata tale da far invidia a qualsiasi bobina Tesla in circolazione, ho rivisto ogni mio precedente errore. Guidando sul raccordo Gorizia-Villesse, due corsie per senso di marcia, new jersey in mezzo, guard-rail dall’altra parte, niente corsia d’emergenza, niente banchina… limite di 80km/h, un numero discreto di TIR. Luogo ideale per una rivisitazione mentale del genere. Tutti. Verifiche a scuola in quasi-tachicardia, curve quasi-sbagliate in scooter, cose del genere no?
La conclusione poteva essere un qualsiasi paraurti nelle vicinanze, invece è stata la seguente:
quando si ha la convinzione di sbagliare, le cose andranno male, ma sicuramente meglio di quando si crede tutto stia andando per il meglio
Questo non toglie che un po’ più di certezza di “stare facendo la cosa giusta”, quando ciò è vero, non farebbe che giovare. A risultati e a coronarie.









[...] Il titolo giusto [...]
i bei post di una volta (a volte ritornano) « sognonumeroTRE
Sabato 10 Gennaio 2009 alle 2242'UTC+2