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…ma io non ci sto più e i pazzi siete voi…

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di facebook e altri disastri

con un commento

Prima vennero le disattivazioni per manifesta inutilità. Poi ebbe il sopravvento la malsana quanto narcisistica abitudine di mettere in vetrina un reader’s digest dei cazzi propri.

Il meglio di tutto: belle foto in posti insoliti, istruzione, stage formativi, nome, cognome, indirizzo, orientamento religioso, sessuale, politico, del letto rispetto al nord magnetico…

Perché “chi non ha nulla da nascondere non ha bisogno di privacy”.

Fermi con le frasi fatte. Riformuliamo:

“chi ha qualcosa da nascondere non lo dice ai quattro venti”.

Su questo filo conduttore ho continuato per qualche giorno, poi è stato come se qualcuno mi avesse buttato giù dal letto e detto “oh, coglione, svegliati, ti rendi conto a chi stai dando i tuoi dati e tutti i diritti sulle tue foto?”

“se devo nascondere qualcosa a tizio, eviterò che tizio lo venga a sapere”.

Non farò un trattato su facebook e il trattamento dei dati. Neppure su come nascondere i propri dati -personali e non- sul web.

In fondo il problema non è nascondere i dati: facebook mi propone un assortimento quasi paranoico di opzioni sulla privacy. Così, ad esempio, solo i miei amici possono sapere che dal giorno x al giorno y ero stagista nell’acciaieria z, in modo tale da evitare che uno sconosciuto qualsiasi si presenti millantando di essere chissachi.

Lo potrà venire a sapere il tizio non troppo qualunque di una delle agenzie governative usa nelle quali facebook affonda le sue radici. O il tizio ancora meno qualunque e più nostrano, nell’ambito di una legittima indagine sul sottoscritto. Ma lo può fare con qualsiasi altra cosa maldestramente pubblicata a mio nome, compreso questo blog, che come anonimia non vincerebbe di certo un eventuale nobel in materia. Ovviamente, se ci fosse qualcosa che non vorrei loro sapessero, la terrei per me. L’importante è tenere da conto quanto è stato pubblicato e diffidare da chi si presenta dicendo di sapere certe cose sul tuo conto che tu, faccia a faccia, non gli avresti mai rivelato.

Non è questo il problema. Lo è il fatto che facebook abbia i potenziali per essere, se non lo è già, un’immensa ricerca di mercato? Il web 2.0: non più spettatori muti, più selettivi dei telespettatori ma pur sempre muti. La libertà di parola. La dimostrazione della mia personalissima teoria che una qualsiasi libertà DATA in una condizione di limitazione (precedente o ancora parzialmente persistente) è la cosa più pericolosa che ci sia.

Divagazione:

La libertà ce l’ho. Punto. Tu me la puoi togliere, io la posso reclamare. Non mi viene data.*

Il cane nasce senza guinzaglio. Poi, per farlo rientrare in schemi sociali che non gli appartengono, gli viene tolta questa libertà di movimento, a favore di un certo controllo che, sempre in questo contesto sociale che non gli appartiene, lo porterà a certi vantaggi rispetto al vagabondare. Adesso non posso pretendere di DARE una libertà al cane togliendogli il guinzaglio. Non do niente di più rispetto alla condizione originaria. Spero l’esempio regga.

Chiusa parentesi.

Schédati. Scrivi tutto di te e schédati. Adesso non parliamo di dati personali, ma di amici, di interazioni con questi amici, di fan di persone, cose, animali, fiori, marche di automobili… Di cause per cui ti impegni. Non so come ti chiami, non importa, non mi interessa ogni eventuale correlazione tra dati anagrafici e interessi. So tutto il resto, so cosa ami e cosa odi, so cosa le persone in una certa condizione amano e odiano rispetto ad altre… ricerca di mercato, no? Modelli matematici e varie nozioni di statistica che scritte dall’ignorante sottoscritto trasfigurerebbero in castronerie.

Non è colpa di facebook, facebook non è malvagio. Sei lì e accetti, sta a te, abbiamo sciolto il guinzaglio (anzi, stiamo usando uno di quelli estensibili – cosa alquanto diseducativa per il cane, mi dicono) perché abbiamo visto che conviene.

Adesso sul mio profilo campeggia un avviso che spiega il perché della mia presenza limitata solo a nome e cognome (non copioincollo per evitare di aggiungere l’ennesimo ramo di collegamento tra questo blog e l’esterno, cosa che si può benissimo fare per via indiretta – suggerisco di passare per flickr). Sento un po’ il bisogno di usare facebook e se dovessi cedere, cosa che accadrà prima o poi, lo voglio fare dopo aver scritto queste considerazioni.

Sento anche il bisogno di conoscere gente nuova, e facebook NON serve a questo (oddio, qualcuno ci prova, ma non è nato per quello). Oggetto della prossima di una prossima puntata.

*giustamente o no, sia nel togliere che nel reclamare, è un discorso da rimandare ad altra puntata.

Written by Alberto

Domenica 28 Dicembre 2008 alle 2331'UTC+2

schedarmi da solo

nessun commento

La mia parabola sull’enciclopedia dei cazzi miei è durata qualche giorno tra la riattivazione dell’account e la sua nuova, più completa possibile (poco…) disattivazione. Cancellazione no. Non esiste.

Non cripto le mie chat, neppure le mie mail, che oltretutto sono su Gmail. Uso wordpress.com, non un mio dominio registrato chissadove. Peggio, c’è il feed su feedburner. Non uso tor. Con un po’ di ricerche si possono ricollegare mie foto alla mia identità, comprese foto per le quali, a seconda dell’interpretazione, sarei perseguibile penalmente (art. 256 258 260 262 c.p.)*

È evidente che non servano grandi mezzi per sapere tutto di me quello che ho scritto di me. Ma da qui allo schedarmi da solo ce ne vuole.

Piuttosto, l’esperimento CD ha avuto buon fine. Ascoltate per anni, anni, anni esclusivamente mp3, la maggiorparte a 128kpbs. L’audio dei film ascoltatevelo compresso. Fanno eccezione i dvd noleggiati e i film visti al cinema.

Poi prendete questa robaccia dove entra poco più di una decina di brani, stupitevi perchè (senza gli strumenti giusti) non vengono visualizzati i titoli delle tracce, su le cuffie… il resto è orgasmo.

Ovvio, dev’essere roba buona.

Vienna Master Series – Frédéric Chopin [vol. 4] – Peter Schmalfuss

(C) PILZ – WEST Germany

*non ho mai pubblicato foto di tale genere. Si tratta di pura farneticazione a scopo artistico.

Written by Alberto

Lunedì 1 Dicembre 2008 alle 2109'UTC+2

dell’anonimato

con un commento

Finestra aperta, piove, ventilatore sul davanzale (dentro!)… 23 °C. Adesso si ragiona.

Meglio, adesso sragiono meno del solito.

Poteva essere chissà quale delirio sulla quinta che inizia, sui dubbi sul futuro… invece stavolta concludo qualcosa: da dove è raggiungibile questo blog?

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Written by Alberto

Sabato 13 Settembre 2008 alle 2334'UTC+2