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REPORT finedomenicapomeriggio #1
REPORT finedomenicapomeriggio #1
Sono tornato da più di una settimana e continuo a vedere la gita come uno spartiacque. Con la vista non più annebbiata dall’ubriachezza dell’aria di città posso correre il rischio di tentare di dare spiegazioni.
Nelle settimane precedenti era un’intercapedine con il futuro, l’ultimo baluardo prima dell’ignoto. Durante: un limbo completamente estraneo al mondo di ogni giorno. Perfettamente raffigurato dal Charles De Gaulle immerso nella nebbia.
Adesso invece si riassume tutto in Scuola/Esami/Futuro, ovvero Studio/Tesina/Quale-Uni-Scegliere. Non ci dovrebbe essere spazio per questo naricisistico sfogatoio.
alberi spogli
Come mai piantano alberi nei giardini delle scuole?
Quando fanno ombra? D’estate. Il 99% degli sguardi li ricevono da spogli, come se il malumore degli osservatori al di là del vetro non fosse abbastanza.
La forca di un patibolo sortirebbe lo stesso effetto. Senza richiedere potatura.
comportamento sotto stress
Carico di lavoro: adesso che il morso è allentato ho tempo di scrivere qui e fare qualche considerazione sulla fine quadrimestre.
Ci sono stati momenti infernali, relazioni, verifiche, buoni propositi, scazzo totale. Cose scontate.
Adesso è il momento di analizzare come mi sono comportato “sotto sforzo”. Non i risultati scolastici, bensì il comportamento nel momento dello studio (inteso anche come analisi di dati e produzione scritta) oltre ogni limite umano. Con questo “limite umano” introduco il concetto di “massimo studiabile”, dove a prescindere da intenti e buon metodo, si raggiunge il proprio insuperabile apice di produzione (inteso sia come scritti che come immagazzinamento mnemonico).
Esemplare è il comportamento durante la stesura di una relazione di laboratorio di tecnologia (materia che grazie a queste si ritrova ad avere il più elevato rapporto casa/classe come ore d’impegno).
Nel giro di un pomeriggio io avevo ampliato le mie conoscenze su, in ordine sparso e con vago e alternato filo logico: Thoureau, lo sciopero dei minatori britannici dell’84/85, il motore Wankel, la smilitarizzazione del controllo del traffico aereo in Italia, la speleologia urbana in una centrale idroelettrica abbandonata, il nuovo cast dell’allora ancora non iniziata 3° serie di Skins, l’anarcosindacalismo, gli ultimi fail su failblog, il RANSAC, la sedia elettrica, il RANSAC su MatLab, Sacco e Vanzetti, … poi la memoria non mi aiuta (ho eliminato letture routinarie e poco interessanti).
In confronto, nei primi pomeriggi di respiro dopo la fine del quadrimestre, ho combinato molto meno e cazzeggiato molto di più. Questo non me lo so spiegare.
caffeina
Composto stupefacente più diffuso al mondo suona più altisonante del suo nome e basta, avvilito dal suffisso diminutivo. Ma non è il luogo per perdersi in copiature enciclopediche.
Non bevo mai il caffè di moka, bevo soltanto il caffè dei distributori automatici, come rito ormai stampatosi nella routine quotidiana. In saltuarie tazzine (anzi, bicchierini di plastica) bevute al bar dell’aeroclub, da macchinetta a cialde, la stimolante bevanda è ridotta al ruolo di eccipiente per quantità industriali di zucchero.
Un pretesto per farsi un giro, per fare una chiacchierata, per offrire e farsi offrire (non è solo una conseguenza: è forza motrice per i rapporti sociali)… guarda caso in stage d’estate, inizialmente caratterizzato dal mio incredibile mutismo, ho raggiunto il record di caffè al giorno. Tanto da dover ripiegare sull’orzo per perdere l’abitudine.
Orzo. Sa tanto di surrogato autarchico. Di embargo. Invece in certe macchinette è buono. In certe.
A scuola il caffè d’orzo sa di sabbia. Oggi l’ho preso per sbaglio, premendo un tasto a caso… un segno del destino, mi ritrovo con una tazzina di orzo. Macchiato. Poveretto, si è separato dal latte, anche a mescolarlo continuava a stratificare. Sapore indescrivibile, consistenza abrasiva.
Orzo a parte, i tentativi di smettere con la routine del caffè di caffè sono stati innumerevoli.
Non è bastata la prima cazzata: cinque caffè in una mattina, guardacaso in una mattina di stage in acciaieria. Quattro di fila a scuola, il quinto un’indeclinabile offerta appena arrivato in ufficio.
Sonnolenza e incapacità di concentrarsi.
La stessa che mi ha assalito oggi pomeriggio, dopo l’ultima brillante idea: tre caffè lunghi tutti assieme.
Nella prima mezz’ora di disegno credo di aver prodotto più di quanto abbia mai fatto le volte scorse. Questo è autoconvincimento.
Nella restante ora e mezza ci sono stati i vuoti di concentrazione. Questa è caffeina.
Non che mi sia dispiaciuto fare meno di niente (quello sarebbe stato la norma) dormendo sul tecnigrafo e girovagando con fare cadaverico a tempi alterni. Fissare fuori dalla finestra, con london calling in testa per chissà quale allineamento neurale, sarebbe stato comunque il mio destino. Ma da domani basta caffè.
È un post sbolso, lo so.
quando finisce il quadrimestre
Ho fatto un video in cui ingoio qualcosa di effervescente e sbavo schiuma. Poi in reverse risucchio. Poi sbavo di nuovo. In loop.
Sono fuso.
La scuola spegne.
la mia ultima
direttamente da una conversazione qualche minuto fa:
la scuola tenta di spegnerci il ragionamento e accenderci il registratore
(letta così sembra un’esagerata generalizzazione, cercate di vederla invece come una mirata provocazione)
tu chiamale se vuoi… distrazioni
Su qualcosa dovrò pur costruire no? Cioè, lasciare spazio al delirio sul proprio futuro sarà anche una buona valvola di sfogo ma ci vorrebbe anche qualcosa di solido. Di fuori. Qualcosa che non siano sinapsi.
Non cadere nel tunnel dei bei propositi per il futuro. Arrivi a scrivere frasi come queste.
Ma passiamo ad altro. Distrazioni durante le ore di scuola. Non è delirio.
Delirio è il carrello senza complicazioni. Quel che c’è non si può rompere, quindi mettiamoci solo un perno di blocco. Estensione per gravita in assetto convenzionale, retrazione per gravità in volo rovescio (o qualsiasi altra situazione con accelerazioni negative).
È non delirio lo studio di fattibilità del seggiolino eiettabile su elicotteri. Nota la velocità di rotazione, il numero di pale, l’angolo tra le pale entro il quale non c’è affettamento, l’altezza del complesso pilota+seggiolino… per trovere l’accelerazione (media) agente sul pilota è banale cinematica.
Ma questi dati non sono noti, così mi limiterò alla formula, nonchè al bellissimo foglio di appunti. Il secondo, perchè il primo, con ben più tentativi e giri di formule tanto inutili quanto imbarazzanti, consisteva nel piano di un banco di scuola. Durante aerotecnica. Facendo tutt’altri argomenti.
Bella, no? Tipo soprammobile kitch.
Meglio il foglio di appunti:
Ingrandite pure, sappiate che il ragionamento parte dall’alto e prosegue sui bordi in senso antiorario. Lo schema invece è al centro. Ogni idea vi facciate sul mio modo di ragionare, sarà troppo approssimata.
(dimenticavo, chiacchere da bar a parte, i seggiolini eiettabili per elicottero esistono… solo che il rotore viene frantumato con una carica)
(si, leggete pure il lato B del foglio, c’è la terza pagina, errata, della relazione di uno stage maledetto)









